1512462_10201530802687136_516600359_nConcetta Ingrosso,  “Connie” , fondatrice della nostra associazione, è stata fra noi
la prima scrittrice  a sperimentare il Post come  modalità “alta” di scrittura comunicativa. Ha svolto sul Post  una sorta di “test di funzionalità”, lo ha, per così dire,  “forzato”, provando a elevarlo dalla dimensione maggiormente in uso (quella della superficialità espressiva e del surrogato virtuale al parlare comune), alla dimensione di nuova categoria tra i generi letterari.

Individuare i generi è operazione semplice finchè si naviga nei più tradizionali schemi: è poesia il componimento in versi che cerca di riprodurre la musicalità di un suono attraverso le parole.
E’ prosa tutto ciò che normalmente si definisce “narrativa”, ovvero racconti e romanzi, o comunque tutte le opere non in versi.  E’ teatro quella forma d’arte che fonde le prime due e talvolta vi associa la musica.

Come ben sappiamo, però, accanto a queste forme codificate di espressione più classiche si sviluppano continue nuove opzioni e le contaminazioni elaborano generi spuri, come è stato, in passato, il fotoromanzo (letteralmente “un romanzo per immagini”), o come gli screenplay (le sceneggiature cinematografiche o televisive attorno a cui, talvolta, s’incentra l’attenzione del mercato editoriale).

Il post di Concetta, provocazione contenutistica, in qualche modo diviene un esperimento di tecnica letteraria.

Con la costruzione di affermazioni lapidarie, proprie e altrui, mescolate in modo magmatico,  i suoi post si avventurano su temi assolutamente inusuali  per la comunicazione web  più ordinaria, quella frugale, scomposta, sbrigativa. L’esperimento è quello di testare la capacità comunicativa del mezzo,  la sua “continenza”, ad esempio, nell’illustrare un percorso anziché un singolo pensiero, o nel descrivere sentimenti non estemporanei ma durevoli, che necessitano di tempi lunghi (diversi da quelli che il Post pare offrire per la frase quotidiana, il pensiero improvviso, la cronaca di un evento).  Un esperimento talvolta lucido e ardito, talaltra istintivo e involontario.

529334_3216477966037_936292898_nDel resto, se oggi questo è  il mezzo, candidato al primato della comunicazione, rottamatore della labiale e sonora parola proferita, esso allora dev’essere dilatato sino a poter accogliere le innumerevoli – e sempre insopprimibili – istanze esistenziali immanenti nel nostro animo, quelle che la web-culture mai potrà comprimere o sradicare, perché connaturate al nostro essere.
Concetta parla di sentimenti e d’instabilità esistenziale, parla di tempo e d’infinito, di rapporti conflittuali tra realtà e fantasia, e costruisce un caleidoscopio di dimensioni svelando una clamorosa  natura visionaria e multiforme,  vissuta su una molteplicità di piani paralleli, spesso tra loro in conflitto.

Sospesa tra l’outing e la pura astrazione, tra il vivere e il teorizzare, l’autrice alimenta sé stessa e i suoi differenti ambienti interiori cercando appigli nel mondo letterario dei grandi (Irene Nemirowski è la sua dea, suprema musa ispiratrice nel viaggio tra i mille risvolti dell’animo femminile; Milan Kundera l’idolo letterario e il modello stilistico, colui che mescola filosofia e realtà nella sintesi magistrale del romanzo), e prendendo a prestito, di volta in volta (di pari passo con le sue avide letture) parole, aforismi, pensieri di mille autori di ogni estrazione (da Proust e  Wilde a Gramellini, da Madre Teresa a Callimaco, Saffo, Menandro, da Andrea De Carlo alla Fallaci,  tra note e versi di Capossela, Dalla, Battisti, De Gregori).560137_3441801038973_830781928_n

Un percorso accidentato, quasi inconsapevole, il suo. La scrittura di Concetta è un’instabile ma vibrante ricerca di punti fermi vincolanti e libertà pretese,  di rassicuranti regole e  superamenti inattesi, in una dimensione sospesa tra la realtà vera, concreta, del quotidiano, e l’immaginazione, la visionaria alterazione dei sogni ( “I sogni sono la mia più grande ricchezza” ).

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La lettura dei Post di Concetta rivela, lentamente, passo dopo passo, una natura conflittuale, conforme  solo a slanci di vita e bisogni di volo, come sia, sintomatici di una misteriosa essenza, e talvolta così intensi da arrivare a negarla.

L’insofferenza verso ogni forma di vita  ingabbiata da regole porta all’elaborazione di vie di fuga, vere o soltanto immaginate, e vissute – questa è la particolarità dell’autrice – in dimensioni diverse. “La realtà non so quale sia: quella che vedo con gli occhiali, quella che vedo con le lenti a contatto o quella che intravedo con i miei soli occhi nudi? …Non lo so e non lo saprò mai..ma mi piace immaginare che ce ne siano tante, tante quante le dimensioni che riesco a sentire dentro di me”.

308322_3822220829230_1790095539_nL’autrice è animata da una morbosa e urgente ricerca di felicità e di pienezza, una felicità ubriacante, così emotiva da  richiedere un senso di libertà irrazionale, senza regole (“Voglia di volare, di urlare, di cantare la vita” ; “Sabato, travolgimi”;  “Solo il coraggio può cambiarci la vita. “Siate affamati, siate folli” ; “Opporsi alle emozioni porta soltanto a farle permanere più a lungo dentro di noi”).

 Questa felicità, allora, viene ricercata nel reale, ma anche altrove, in una dimensione senza tempo: il tempo, infatti, è un protagonista assoluto del Post-pensiero di Concetta Ingrosso  (“Essere veloce è il mio segreto per vivere più a lungo lo spazio troppo breve di un giorno”).

Per sottrarsi alla tirannia del tempo, allora, un’ipotesi risolutiva può essere forse quella di proiettare sé stessi al di là, al di fuori del tempo, laddove il nostro io può vivere anche “negli occhi degli altri”, o in luoghi in cui la realtà può venire vissuta (o rivissuta) “con gli occhi della mente”.

La nostra espansione negli occhi degli altri, nel ricordo che gli altri serbano di noi, è una possibile vittoria sul limite, l’affermazione di noi stessi oltre la nostra attualità e fisicità. (“Bisognerebbe fermarsi almeno una volta a guardare la propria vita dalla finestra del vicino, osservarla di fronte, da un’altra prospettiva. Forse coglieremmo tutte le piccole, grandi felicità che ci sfuggono, capiremmo meglio il significato dei piccoli gesti di ogni giorno, l’animo di chi ci sta vicino, il senso della nostra stessa vita” ; “Mi piacerebbe qualche volta guardarmi con gli occhi degli altri e scoprire tutto quello che mi sfugge di me” ; “Esisto solo negli occhi di chi amo”“Il tempo ha gli occhi dei figli”).

598839_4814728201294_2047105955_n La dimensione della notte, o quella della corsa (contro il tempo), divengono i luoghi descrittivi di queste  dimensioni “altre”, alternative, parallele al reale, anche se “la realtà è sempre in agguato, come un cinico ragioniere che non abbandona mai il blocchetto delle fatture e se lo porta dietro anche in vacanza”.

La dimensione del ricordo è l’altro tema dirompente del pensiero dell’autrice. Il ricordo è un contenitore  sconfinato, ove la realtà può essere amplificata e manipolata a dismisura, e nel quale si espande il nostro stesso io. “Spero che le persone che ho incontrato nella mia vita, quelle più importanti ma anche quelle che mi hanno conosciuto solo per pochi attimi, ogni tanto pensino a me”;  “Sono una “creatrice ” di ricordi… A volte, mentre sto vivendo momenti indimenticabili, mi capita di sentirli già lontani nella memoria, come se li stessi rielaborando nella mente sotto forma di ricordi”).

La lettura dei post di Concetta, produce in certi momenti un’ebbrezza che punta al surreale,  mescolando (anche drammaticamente) finzione e realtà, incontri reali e aspettative interiori, a volte solo immaginate, a volta realmente tradite. Si viaggia verso universi plurimi: mai  s’intravede, infatti, con chiarezza, l’esatto luogo e la dimensione in cui collocare certe narrazioni.

577730_3167588143822_1885266421_nNel viaggio accidentato alla ricerca di emozioni, passioni e di tutto ciò che l’autrice percepisce come sublimazione di vita, il destino assurge a complice, o scade a comodo alibi (“mentre il destino sta tessendo le sue trame fantastiche, noi siamo intanto liberi dalla responsabilità di rendercene conto”), ma questo è solo un dettaglio: ciò che conta è riuscire ad amplificare la realtà, a sfidarne il limite, a traghettarla sino alla dimensione della favola.

Il singolare approccio di vita dell’autrice produce energie e conflitti, ricchezze e danni materiali, incomprensioni e diffidenze ( “Invidio ai programmi informatici il tasto “elimina lo step precedente” ; “Ci sono momenti in cui vorresti che comparisse da quache parte la targhetta luminosa con la scritta in rosso “uscita di sicurezza”).  E’ difficile, del resto, far collimare dimensioni differenti, governate da regole opposte.

L’impaziente attesa di proiettarsi in contesti contrari alla realtà, che per superarla, finiscono col rinnegarla, è un’offesa alla realtà stessa e quindi il Tradimento, la Fedeltà, l’Appartenenza, la scissione tra Passione e Sentimento – o la contaminazione dell’una nell’altro, che orienta questi nitidi impulsi verso confini torbidi – costituiscono il banco di prova per le improbabili convivenze tra le dimensioni parallele dell’autrice.   “Quanti cocci da ricomporre nella vita, siamo troppo maldestri, o forse distratti, o solo fragili”“Quelle verità nascoste nelle tasche delle giacche, nei cassetti degli armadi, nelle memorie indelebili dei cellulari, negli angoli delle case, sugli sguardi bassi, nelle borse, sotto le scarpe, nelle parole”).  540646_3223435699976_1560404672_n

Il rebus dell’Amore, allora, a fronte di una siffatta confusione di campi e di spazi, può essere sciolto solo dai grandi, i giganti, i pensatori inarrivabili a cui l’autrice ricorre:  “Amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno – (Catullo)”.

1400241_10201215965416401_1104568243_oSe quello delle Post-letterature è un esercizio di ricomposizione, un puzzle, il collage degli scritti di Concetta Ingrosso costituisce una straordinaria occasione  per cimentarsi in questa nuova modalità di fruizione letteraria. La lettura unitaria dei post, anche se cronologica  e non per temi,  quindi confusa, consente di scorgere valori e contenuti ulteriori rispetto a quelli che si colgono, giorno per giorno, dalla loro percezione singola.

 Gli effetti di questo lavoro possono risultare sorprendenti. Nel ricomporre i post, lentamente,   affiorano le linee di un pensiero, il percorso vagante, s’intravedono le rotte, le deviazioni, gli arresti e  i ritorni, e si coglie qualcosa di ben superiore alla sommatoria delle brevi quotidiane esternazioni. Si coglie, insomma,  un po’ di anima, di carne viva, di materialità prorompente, di spiritualità e poesia, talvolta espressa anche mediante rapide immagini.

 Siamo ormai orfani di quei tempi lunghi prima concessi da una vita lenta, che consentiva all’autore di  immergersi tra le “sudate carte” ed  estraniarsi per scrutare l’Infinito. E’ un esercizio, questo, ormai impedito dai frenetici ritmi della quotidianità, ove tutto grava su di noi, sulle nostre spalle, e ove il tempo è sempre più tiranno.

Per necessità, dunque, siamo costretti a superare il proposito di costruire la sintesi di un pensiero attraverso l’opera pianificata e completa, quella che si realizzava con il Libro, il Romanzo. Ma quella era Letteratura.  Questa, invece, è la scrittura e lettura di oggi,   il pasto frugale di cui disponiamo: un altro modo di nutrirsi, ma che a volte sa svelare (proprio come il romanzo) un filo conduttore e una trama avvincente.

Giuseppe Basile © Geophonìe
25.06.2014 Diritti riservati