ULTRAVOX 14.04.2010, Nonantola, Vox Club

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Midge Ure, Ultravox (Armando De Leonardo © Geophonìe)

Ieri sera a Nonantola la band di Midge Ure e soci ha incantato il pubblico con un tripudio di elettro-pop e romanticismi elettronici. Il Vox era gremito e il pubblico non ha risparmiato gli applausi. Se nel 2010 si assiste ancora a un concerto degli Ultravox non si può che uscirne rinfrancati: rivederli oggi, infatti, a vent’anni dall’apice del loro successo, è un segno che le ombre di quel futuro buio dominato dalla tecnologia, che la band descriveva negli anni ’80,  sono state scacciate.

Era il trend delle loro prime composizioni, ma oggi la band lo ripropone con sorrisi rassicuranti e con la giusta allegria per essere ancora qui, amata e acclamata.

Ieri sera gli Ultravox hanno esordito con una prima serie di brani più commerciale e conosciuta, “New Europeans”, “Passing Strangers”, “We Stand Alone”, ma il concerto è decollato con “Mr.X”, sinfonia elettronica fredda del 1980 che ha strappato i primi calorosi applausi. Un momento di grande emozione.

Generazione inquietante, quella degli artisti degli anni ’80. Tutti, loro compresi, stregati dall’elettronica e dalle ritmiche  robotiche, teorizzavano un mondo opprimente in cui lo spazio vitale dell’Uomo sarebbe sfociato in una deriva individualista. Futuristi e pessimisti. Ma mentre David Byrne profetizzava un futuro nevrotico, e i Devo invece su quello stesso futuro ironizzavano (sostenendo che l’avanzata della tecnologia avrebbe condotto al progressivo istupidimento della razza umana), gli Ultravox si soffermavano sulle malinconie di quella condizione, sottolineando quanto fosse necessaria e ineludibile, anche per l’Uomo Tecnologico, la linfa dei sentimenti. Con questa vena malinconica la band, inquadrata nel genere “new romantic”, trovò la chiave del suo successo riconfermato ieri sera.

Gli Ultravox, 14.04.2010, al Vox di Nonantola (Armando De Leonardo © Geophonìe)

Al Vox gli spettatori, prevalentemente over 40, sono di quelli abituati a percorrere lo stivale in lungo e in largo per i concerti. “Veniamo dalla Puglia in aereo”, dice un gruppo di appassionati. Comunità umane reali, non virtuali, composte da gente ancora desiderosa di vivere emozioni fisiche sotto il palco, piuttosto che su un video o nei commenti superficiali di qualche social network.

Il concerto è andato avanti con la prevista sequela di hit mozzafiato, tra atmosfere colte e vampate di puro rock. I manifesti sonori della band, come “Thin Wall”, le composizioni più “epiche” come “Hymn” e “Dancing With Tears In My Eyes”, si sono susseguite e mescolate in un’atmosfera ritmica molto omogenea e costante. E’ il modo di concepire una reunion, con la carrellata dei successi che tutti pretendono. A rendere unico e forse anche speciale l’evento, però, sarebbe forse bastata anche una sola interpretazione differente, una variante nelle esecuzioni, o magari un inedito. Dopo vent’anni, musicisti di questa portata è strano che non abbiano voglia di uscire almeno per un minuto dal clichè sonoro e scenico che li cristallizza. Nessun dubbio sul fatto che questo sia il loro modo naturale di esprimersi. I tecnologici non sono degli improvvisatori (basti ascoltare il disco live pubblicato nel 2010, “Return To Eden”, per risentire, in modo assolutamente pedissequo, lo show del Vox, identico a quelli delle altre date del Tour europeo), ma almeno l’anima degli sperimentatori, anche con pochi accenni, avrebbe forse impreziosito un repertorio che per quanto amato, resta datato. Gli anni ’80 sono finiti da un pezzo, e dopo migliaia di ascolti, l’assuefazione a certe sonorità potrà sortire l’effetto nostalgia, ma non anche l’effetto sorpresa, che artisti di questo calibro possono sempre suscitare, se solo volessero.

La serata, che ha trovato diversi highlights – nell’esecuzione di “All Stood Still” scatenando il ballo robotico collettivo, o in quella di “Vienna” cantata benissimo da Midge Ure – si è chiusa con la pirotecnica e festosa “Sleep Walk” e le percussioni immancabili di “The Voice”, a degna conclusione di una performance prevedibile ma  di assoluto  rispetto,  senz’altro da ricordare.

Setlist: 01.  New Europeans 02.  Passing Strangers 03.  We Stand Alone 04.  Mr.X 05.  Vision’s in Blue 06.  Thin Wall 07.  I Remember (Death In Afternoon) 08.  Astradyne 09.  Rage in Eden 10.  Lament 11.  Hymn 12.  One Small Day  13.  All Stood Still 14.  White China 15.  Vienna  16.  Reap The Wild Wind 17.  Dancing With Tears In My Heart  18.  Love’s Great Adventure 19.  Sleep Walk 20.  The Voice

Gazzetta di Modena 15.04.2010 (Recensione di Giuseppe Basile)

Giuseppe Basile © Geophonìe

Gazzetta di Modena 25.01.2010 (Recensione Giuseppe Basile)

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