12.08.1983. Bill Nelson

 

Corriere Del Giorno, 12.08.1983

E’ tornato l’amore.

“Chimera”, un mini-ellepì di Bill Nelson

Vi ricordate dei “Be Bop de-luxe”? Nel pieno degli anni Settanta pubblicavano anno dopo anno lavori molto interessanti, un rock mai di plastica. Ma i Be Bop forse furono rei di non aver avuto una hit-song che li consacrasse. In questo gruppo militava Bill Nelson, cuore e cervello dei “B.B. de-luxe”, che adesso ritroviamo nelle vesti di primattore.

Nelson è un polstrumentista che spazia tra synths, chitarre e percussioni elettroniche con naturalezza. Va detto inoltre che tutti i brani sono cantati e composti da lui. I suoi lavori più convincenti rispondono al titolo di “The love tath whirls” (l’amore che accarezza), che comprendeva un altro album in omaggio con una libea composizione di “la bella e la bestia” da Jean Cocteau, e “Chimera”, l’ultimo lavoro, un mini-lp (vengono chiamati così perché includono 5-6 brani al massimo).

Questa produzione conferma la fantasia e la poliedria di Bill che attualmente ha stretto legami di collaborazione con Mick Karn, l’ex batterista dei Japan, e con Yukihiro Takahashi, già con la “Yellow Magic Orchestra”. Lo  sviluppo dell’elettronica non trova in Bill Nelson un sostenitore della periferia, ma piuttosto un valido ricercatore nella jungla delle sette note.

Partito per il Giappone dove ha lavorato appunto con Yukihiro Takahashi, ha notevolemtne arricchito il suo sound con leggerissime sonorità. Le sue realizzazioni sono continue affrescature dove i colori hanno le tinte del basso sinuoso e sensuale di Mick Karn o dei synths veloci e gentili di Bill. A ogni modo si tratta di albums che non incontrano un vasto favore di pubblico per la semplice ragione che non trovano una collocazione fra i prodotti di “largo consumo”.

Non si può non aggiungere, a questo punto, che meritano molta attenzione i video realizzati da Bill, in particolare “Flaming Desire”, forse uno dei migliori video mai prodotti in Inghilterra. Alcuni fotogrammi possono essere ammirati nella copertina di “Chimera”.

Marcello Nitti  © Geophonìe

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