“Madre dell’Amore”, Dajana D’Ippolito sceglie Geophonìe

Il nuovo album dell’artista pugliese viene prodotto attraverso la nostra Associazione Culturale.

Ci sono lavori che ci appartengono più di altri, che ci identificano” – dice Dajana, cantante salentina che oggi pubblica il suo disco di musica cristiana intitolato Madre Dell’Amore“e a volte, affidare la propria interiorità e la propria creazione a un editore musicale, una casa discografica, un produttore, diventa rischioso. E’ come privarti di un pezzo di te. C’è il rischio di sentirsi espropriati”.

Il CD è disponibile per l’acquisto.

Dajana, nota cantante pugliese, giovane ma con una già lunga storia artistica da raccontare, ha deciso di produrre un lavoro diverso, tutto suo, libero dai circuiti commerciali e dai vincoli della produzione. Il disco si chiama Madre Dell’Amore, un disco-progetto, un percorso personale – ma potenzialmente anche collettivo – nel campo della musica sacra. Dajana, fervente credente, ha per un attimo deciso di sospendere il suo cammino tra i vari percorsi della musica italiana sinora intrapresi e di cambiare registro, con un lavoro di pura interiorità, fuori dagli schemi, per ringraziare con questa nuova creazione i suoi punti di riferimento spirituali.

Sicuramente ho voluto raccontare una storia in maniera molto attuale. La figura di Maria, per me, rappresenta l’incarnazione di tutto ciò che è dolcezza, amore e, soprattutto fede. L’ ho voluto fare, però, uscendo dai canoni tipici della musica sacra, restando fedele a quelle che sono le mie caratteristiche canore e, soprattutto, a quelli che sono anche i miei amori musicali…
Ho voluto raccontare, diciamo così, l’amore per Maria alla mia maniera con testi anche miei che esulano dal tipico percorso legato alla musica sacra” – racconta Dajana a Marie Claire (http://www.marieclaire.it/Attualita/TalentOne-Ci-vuole-molto-orecchio-il-blog-di-Vainer-Broccoli/intervista-a-dajana).

Ho avuto l’occasione di conoscere l’Associazione Culturale Geophonìe, una specie di consorzio nato dall’idea e dal desiderio di alcuni autori, scrittori, musicisti e fotografi interessati a pubblicare lavori particolari e non commerciali, ma desiderosi di restarne totalmente proprietari.

Non ogni prodotto è idoneo ad essere gestito e distribuito da soggetti commerciali come case editrici o etichette discografiche. Quando un autore affida un proprio lavoro nelle mani di un operatore commerciale, ne perde la proprietà. Questo può andare bene per tantissimi prodotti, ma non per tutti. Ci sono cose che si sente il bisogno di tenere per sé.

Geophonìe è una piccola realtà, senza scopo di lucro. Gli artisti e autori che occasionalmente vogliano pubblicare delle creazioni proprie, possono farlo grazie a questa piccola struttura che fornisce i servizi minimi che qualunque prodotto richiede per poter essere distribuito. La gestione del prodotto, però, le scelte, i costi, la proprietà, rimane a carico e a beneficio degli autori.

E’ triste a volte assistere al modo in cui produttori professionali, con pari superficialità, lanciano e dismettono certi lavori, a cui l’autore tiene. L’autore, a volte, vorrebbe influire sul percorso del prodotto che ha realizzato, e nell’editoria musicale professionale non sempre è possibile. Questo disco deve camminare con me, lungo i miei stessi percorsi, anche spirituali. Nella condivisione con altre persone, unite da interessi e impulsi interiori comuni”.

Il disco contiene otto brani, due dei quali scritti da Roberto Bonaventura e i restanti sei dalla stessa Dajana: si tratta di composizioni di ringraziamento (al Signore, alla Madonna, a Padre Pio, a Natuzza Evolo, donna vissuta nel dopoguerra e da molti ritenuta dotata di santità). Nonostante l’ambito sacro, il lavoro è intriso di sonorità moderne, i suoni talvolta appaiono di matrice pop, luminosi, chiari, rotondi, e si mescolano con la vocalità di Dajana che per storia e cultura, ma anche per tipicità del suo timbro, contiene dei toni tipici pop-jazz che qui l’Artista non esibisce volutamente, ma neppure estromette dalla sua interpretazione, ora a tratti sacrale e da puro soprano.

L’ensamble del disco è orchestrale, ampio, vigoroso e produce sonorità di grande impatto. Violini (Stefania Cimino), viole (Andrea Sgobba), violoncelli (Ernesto Tretola), pianoforte (Pino Passante e Domenico De Stradis), basso elettrico (Enzo Pedone), arpa digitale, sintetizzatori, mellotron (Eugenio Valente), batteria acustica (Marco Rovinelli), programmazioni ritmiche (Ivano Giovedì), tastiere e programmazioni (Francesco Marchetti), costituiscono il tessuto sonoro su cui Dajana ha espresso i suoi pensieri religiosi in musica.

Ho cercato per anni di diventare quella che non sarei stata in grado di sopportare. Ho cercato solitudini in palchi e concorsi … ho cercato consensi mentre mi ritrovavo per ore ad ascoltare storie di straordinaria normalità nelle carrozze di treni che mi portavano lontano dalla mia di normalità, che ritenevo non appartenermi. Entravo nelle storie degli altri fino a sentirle mie, per poi lasciarsi con un “ciao” familiare che aveva il profumo di nonna o la risata di zia. Ho cercato canzoni e amori instabili dove il senso della parola era lasciato al caso, come l’amore di cui mi privavo, quando in fondo tutto ciò che desideravo era un amore grande ed unico come una canzone che non ha età, come un testo di Mogol o un brano di Lucio Dalla” – così scrive Dajana nell’elegante booklet interno che racchiude testi, preghiere, note e pensieri.

Lo scorso dicembre la cantante aveva anticipato l’uscita del nuovo album con il meraviglioso brano intitolato Ave Maria di Gounod:

La nostra Associazione non può che essere entusiasta e onorata per aver potuto contribuire a questa coraggiosa pubblicazione.

© Geophonìe

Il CD è disponible per l’acquisto.

 

 

 

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