I Culture Club, figli di Strange

Londra, notte.

Fra le nebbie di Londra negli ultimi due anni sono spuntati innumerevoli locali abbastanza particolari, fra i qualil il “Blitz” e il Futura”. Club esclusivi dove sono nate culture del vestire che poi a loro volta hanno rappresentato le identità di altrettanti gruppi.

Steve Strange nel suo locale il martedì  programmava unicamente musica di David Bowie, tanto che la serata veniva soprannominata “Bowie Night”:  lo stesso Steve Strange che  insieme agli Ultravox (Midge Ure), ai Magazine (Adamson) e ai Banshees (John Mc Gough) creò i “Visage”.

Erano serate stravaganti cui prendevano parte molti nomi della “new wave” più seguita. E naturalmente la voglia del successo, che sopraggiungeva a cucchiaiate, determinò un ulteriore incremento dei gruppi nascenti, uno dei quali, al primo lancio discografico ha già fatto centro: sono primi in Inghilterra, sesti nelle classifiche Usa. Il loro singolo di successo è “Do you really want to hurt me”, loro si chiamano  “Culture Club”. Boy George sembra esserne il leader, se non altro per il motivo che sessualmente è equivoco e inoltre perché la sua immagine ci ha già affascinati.

Il “video” del singolo ha ottenuto grandi consensi e il lento andare del filmato ben si addice all’avanzare languido e reggheggiante del brano in questione.

L’album si chiama “Kissing To be clever” e tutti i pezzi sono permeati di un funky bianco ben strutturato e assai orecchiabile.

Tra i musicisti del gruppo c’è Jon Moss che – non dimenticatelo – era il primo batterista dei “Clash”.

Organizzatori italiani contano di trascinare in Italia i “Culture Club” per i prossimi mesi di giugno-luglio. Speriamo di poterci godere dal vivo una di quelle serate londinesi.

Marcello Nitti © Geophonìe

 

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