Polyrock un po’ figli di regina

 

A Triggiano l’atteso concerto del gruppo americano. Venerdì 15 arrivano i “Virgin Prunes”.

Triggiano – Nel palazzetto dello sport di Triggiano venerdì sera sono arrivati venerdì sera molto più numerosi che al precedente concerto degli Echo and The Bunnymen. Diciamoci la verità: i “Polyrock” erano attesi con grande curiosità dai pugliesi.

Dopo l’esibizione dei “Vox Rei”, un gruppetto locale, alle 23 i Polyrock sono saliti sul palco turbati subito da un piccolo incidente occorso a Billy Robertson, il cantante chitarrista, che nell’imbracciare la chitarra si è colpito involontariamente col manico su una sopracciglia ferendosi a sangue. Poca roba comunque. Così gli “americani” hanno aperto lo spettacolo con “Indian Girl” tratto dal loro ultimo album. Ma è stato con il secondo brano che siamo entrati nel mondo del “Polyrock-sound”.

M.Nitti © Geophonìe

Una musica ritmatissima e colorita dai rari appunti dei synths. Billy Robertson è al centro, ed è proprio lui che ha prodotto le migliori canzoni.

Ma la vera sorpresa è stata data tuttavia dal nuovo entrato, che ha preso il posto di Tommy, fratello di Billy, alla chitarra.  Pulito, versatile e qualche volta trascinante, ha tenuto bene la scena producendosi in due “bis” veramente azzeccati.

M.Nitti © Geophonìe

I Polyrock hanno eseguito le loro migliori canzoni, da “Changin Hearts” a “Love Songs” , da “Like Paper on a rack” a “Working on my love”. In conclusione due bis di due brani ciascuno. In definitiva si tratta di un gruppo che strizza l’occhietto a qualche cosa di inglese, ma con una propria indiscutibile identità. Una band che sicuramente riuscirà in breve ad imporre il proprio sound, senza cadere nella trappola del commerciale bolso e scontato.

L’unico neo forse è da cercare nella pochezza dell’impianto luci che avrebbe meritato più considerazione, data la musica particolarmente pulsante dei Polyrock.

Vi ricordo che il prossimo venerdì 15 aprile a Triggiano si esibiranno anche i Virgin Prunes, gruppo irlandese. Ma ne parleremo in futuro.

Marcello Nitti © Geophonìe

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