Quando guanto significa “The Glove” (e onore)

Il guanto sostituisce la crema protettiva per le mani.

Un tempo, i tempi del Bois de Boulogne, veniva sfoderato per risolvere vertenze di onore. E’, a conoscenza di popolo, un feticcio primario, come la sciarpa. Nel nostro caso, direttamente dalle stanze più altolocate della «new-wave» inglese, il guanto si accompagna a una precisa realtà musicale.

«The Glove» (ovvero il guanto) è una nuova formazione che, nata più per caso che per necessità, in poco tempo vedrà assumere il primo lavoro «Blue Sunshine» a modello per i prossimi anni a venire. «The Glove» in sostanza significa Robert Smith, il padrone assoluto dei misteriosi «The Cure», diventati ormai un rinomato marchio di fabbrica. Smith impera sui «The Cure»: ecco quello che ha detto a proposito di «Let’s go to bed» il singolo un po’ ottimista musicalmente per mano «The Cure».

«Avevo voglia di scrivere un brano che potesse funzionare in discoteca, non credo di dover rendere conto a qualcuno se ho trascorso un periodo della mia vita in piena felicità; anzi, spero che si ripeta!».

Ad affiancare Robert Smith c’è Steven Severin che è il batterista dei mitici «Siouxsie and the Banshees». I due, incontratisi a Londra in assenza di «Siouxsie e Budgie» (l’altro 50% dei «Siouxsie») impegnati alle Hawaii con le registrazioni del loro primo album color-tribale «The feast» sotto il nome di «The Creatures», hanno dato vita a composizioni di riguardo. “Punish me with kisses» fu scritta al primo parto, con l’aiuto di Landray (dolce voce femminile) e Andy Anderson alla batteria e il progetto cominciava a coinvolgere sempre più i nostri protagonisti. L’album ha bisogno di essere ascoltato più volte e, al di là dalle apparenze, non è frivolo confermandosi viceversa come il miglior lavoro dell’83. I brani sono uniti da una sottile vena di passione, nella quale ognuno può trovare una propria ragione di agio. Complessivamente l’album contiene dieci pezzi, di cui due strumentali, due cantati da Robert Smith e sei cantati da Landray.

Il tutto risulta senza dubbio come frutto di equipe e meraviglia l’ottima intesa che ne traspare. «Like an animal», che apre i solchi, ha fatto anche la sua comparsa come singolo, e tutto ciò che lo segue dà la chiara sensazione di trovarsi di fronte a piccoli capolavori. “Looking glass girl», primo tra tutti, è struggente e bellissima; «Perfect Murder», cantata da Robert Smith, insegue sinuosamente stelle e arcobaleni: «This green city», «Mr. Alphabet Says» e «Orgy», in un vortice di piacere, fanno desiderare amori forti e luminosi. Con «Relax» si chiude l’album e, naturalmente, siamo convinti che è nata un’altra stella, dopo quelle scintillanti dei «Wire» e dei «Joy Division».

Marcello Nitti © Geophonìe

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